L’amore per l’arte l’ho ereditato da mio padre Lorenzo, valente artista, ottimo pittore paesaggista e di nature morte.
Questo amore mi ha accompagnato negli studi al Liceo Artistico ed ha contribuito ad ampliare i miei orizzonti con il conseguimento della laurea e nell’insegnamento della Storia dell’Arte.
La progettazione e la creatività sono quindi le linee guida del mio percorso formativo, ed è su queste basi che è nato il mio interesse per l'art-fashion.
Forse si tratta di mescolare le carte, ma è un esperimento interessante, anche perché l’epoca in cui viviamo è caratterizzata dalla temporaneità. Anche l’Arte, diventa “temporanea”, viene modificata e consumata da chi ne fruisce. Ecco che da “feticcio” diventa “viva”, e nel caso del mio progetto prende forma in un abito o in un accessorio e si fa moda”
L’uso di una tecnica mista ha permesso l’utilizzo di diversi tipi di vernici e di oggetti “vintage”. Il riciclo poi mi affascina e così, un abbraccio di tenda si trasforma in cinta o le piume di uno spolverino per la polvere diventano parte integrante di un abito.
Stesso discorso vale per i miei quadri.
Però, è interessante notare che anche un abito un po' demodé può ringiovanirsi e con piccole trasformazioni può essere riciclato e perfino ritornare attuale. Le signore che stanche di vedere un solito abito nell'armadio possono, su commissione, conferire nuovo look ad un amato capo d’abbigliamento del quale non voluto disfarsi, senza tuttavia poter più indossarlo.
Anche questo non è nuovo, lo facevano già le nostre donne nel dopoguerra, quando con ago e filo trasformavano i loro vestiti.
E' un'esperienza interessante se consideriamo il bombardamento dell’offerta commerciale e la semestrale della mutevolezza della moda.
Il discorso è rivolto anche a sartorie e negozi: giacenze di magazzino, una volta rivisitate, possono trovare nuovo mercato.
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